Inpgi: per la Magistratura corrette le procedure di gestione del patrimonio immobiliare

Sul tema delle iniziative adottate dall’Istituto nel corso degli anni per conseguire i migliori risultati dalla gestione del proprio patrimonio – sia mobiliare che immobiliare – è recentemente intervenuta una significativa pronuncia della Magistratura che, con specifico riferimento alla componente immobiliare, ha definitivamente accertato la piena legittimità dell’operato dell’Ente.

A conclusione di una approfondita indagine avviata su questo tema a seguito della presentazione di un esposto per truffa – che aveva paventato l’esistenza di presunte anomalie e di “una cattiva gestione” nell’operazione di costituzione e conferimento degli immobili di proprietà dell’Istituto nel Fondo Immobiliare “Giovanni Amendola”, sia con riguardo alle stime delle valutazioni effettuate degli esperti indipendenti che delle relative poste contabili iscritte in bilancio – l’Autorità Giudiziaria, avvalendosi del supporto operativo della Guardia di Finanza, alla quale l’INPGI ha offerto piena collaborazione, ha infatti rilevato non soltanto l’assoluta infondatezza delle ipotesi contenute nell’esposto ma, soprattutto, ha sottolineato la correttezza dell’operato dell’Istituto in merito alle strategie attuate nell’ambito della gestione degli immobili, a cominciare dalla creazione del Fondo Immobiliare e alle successive iniziative di dismissione parziale attraverso la vendita.

La pronuncia – che accoglie la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero, basata sull’accertata inesistenza dei fatti esposti dal punto di vista penale – costituisce un’ulteriore, e particolarmente qualificata, conferma del fatto che le scelte gestionali poste in essere per tutelare la redditività del patrimonio, a garanzia della sostenibilità della funzione previdenziale istituzionalmente svolta dall’INPGI, hanno posto il proprio fondamento su solide basi giuridiche, amministrative e finanziarie.

Come ha avuto modo di evidenziare la Corte dei Conti, sin dai primissimi momenti successivi al processo di privatizzazione degli enti previdenziali attuato sulla base del decreto legislativo n. 509/94, la natura del patrimonio degli enti in oggetto si è ulteriormente configurata come uno strumento di garanzia per l’erogazione delle prestazioni agli iscritti, connotandosi, pertanto, quale fattore da valorizzare e sviluppare in termini di massima redditività.

Ed è proprio per rispondere a tale esigenza, imposta dal contesto normativo delineatosi nello scenario del sistema previdenziale, che l’INPGI ha adottato la decisione di costituire prima un Fondo Immobiliare – iniziativa analoga a quella disposta, sul piano generale, dal legislatore con l’art. 33, comma 8-ter, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito nella legge 15 luglio 2011, n. 111, che ha portato alla costituzione del Fondo i3-INPS nel quale sono stati conferiti gli immobili del predetto Istituto – e successivamente una Sicav, razionalizzando e ottimizzando, così, sia le modalità di gestione della componente immobiliare sia di quella mobiliare del proprio patrimonio.

E i risultati raggiunti testimoniano l’efficacia e la lungimiranza delle scelte adottate.

Nell’ultimo decennio (2010 – 2019) il patrimonio complessivo della Gestione Principale ha reso oltre il 21%, che corrisponde ad un rendimento netto medio di circa il 2% su base annua.

L’incremento del valore patrimoniale deriva dall’andamento bilanciato di entrambe le componenti (investimenti mobiliari puri e rendimento degli immobili, compreso il Fondo Giovanni Amendola) che hanno realizzato, ovviamente, performance differenti in base alle relative dinamiche di mercato.

Per quanto attiene alla componente finanziaria pura, il rendimento si attesta infatti su valori annui medi del 7% che testimoniano la capacità di individuare, pur in un settore esposto in questi anni a significative turbolenze e picchi di volatilità, gli investimenti migliori per rapporto affidabilità/redditività.

Con particolare riferimento all’asset immobiliare, è noto che negli ultimi anni si è assistito ad una generale frenata nell’incremento di valore di questa tipologia di beni, anche per effetto delle politiche fiscali che hanno determinato un progressivo aggravio degli oneri connessi alla loro proprietà abbinati a fattori sfavorevoli sul piano demografico. Tutto ciò ha inciso sul volume degli scambi e, pertanto, dei relativi prezzi.

Secondo i dati ufficiali delle transazioni (ISTAT – IPAB) sugli immobili residenziali, nel periodo compreso tra inizio 2014 (nascita del Fondo) e metà 2019 (ultimo dato disponibile), si è assistito ad una diminuzione media dei prezzi delle abitazioni sull’intero territorio nazionale di quasi il 12%, che in alcune realtà territoriali (come è il caso del Comune di Roma) ha toccato punte del 20%.

L’operazione di costituzione del Fondo ha consentito di attenuare fortemente l’impatto di queste dinamiche sugli immobili dell’Istituto, che – attraverso interventi di ristrutturazione e riqualificazione, abbinati a significative strategie di marketing – presentano una sostanziale tenuta di valore, anche in considerazione della loro tipologia che presenta livelli di qualità e di collocazione urbana mediamente elevati.

Ma oltre ad aver offerto una protezione dal trend generale di contrazione del valore, la scelta di dotarsi del Fondo si è rivelata utile anche in funzione della modifica del modello di strategia finanziaria che l’Istituto ha dovuto adottare per fronteggiare le esigenze di liquidità derivanti dall’andamento negativo della gestione previdenziale sostitutiva dell’AGO.

In tale ottica, il Fondo si è rivelato uno strumento flessibile in grado di garantire – in tempi rapidi e sulla base di procedure affidabili e aderenti a criteri di “marketing compliance” – l’avvio di un processo di dismissione parziale degli immobili che ha, finora, prodotto ricavi per oltre 330 milioni di euro.

L’apporto degli immobili al fondo e dei titoli alla Sicav, pertanto – oltre a conseguire una maggiore efficienza nel processo di gestione del patrimonio (gestione Principale e Separata congiuntamente) – ha consentito di ottenere importanti vantaggi fiscali e, nel caso del Fondo Giovanni Amendola, di porre in essere un processo di vendita vitale per l’Istituto che ha messo in campo ingenti risorse e professionalità senza un aggravio di costi interni di struttura per ampliamento dell’organico o di compensi per le prestazioni di professionisti che l’Istituto avrebbe dovuto ricercare sul mercato.

Il tutto – come recentemente ulteriormente confermato – nel pieno rispetto della cornice normativa e delle relative procedure amministrative, che costituiscono la reale essenza di quei principi di legittimità e trasparenza che hanno sempre caratterizzato l’attività gestionale dell’Istituto.

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