RIFORMA INPGI: attesa per le decisioni dei Ministeri vigilanti

Febbraio 2017. L’Inpgi è ancora in attesa di ricevere da parte dei Ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia l’approvazione della riforma delle prestazioni previdenziali. Si tratta del secondo intervento in poco più di un anno: la prima ipotesi di riforma, varata nel luglio del 2015, aveva infatti ricevuto un via libera parziale da parte dei ministeri ed era stata giudicata insufficiente a garantire la stabilità dei conti dell’ente. Per questo, il nuovo cda, in carica da aprile, ha dedicato i primi mesi della sua attività a completare il processo di autoriforma. “Abbiamo voluto e dovuto farlo in tempi rapidi proprio per garantire la messa in sicurezza dei nostri bilanci” ha affermato il Presidente Inpgi Marina Macelloni perché “il nostro l’obiettivo è riportare i conti dell’ente su un percorso virtuoso e garantire la sostenibilità delle nostre prestazioni nel lungo periodo”.

Nell’arco dei prossimi 24 mesi, il cda s’impegna nei riguardi dei propri iscritti ad effettuare un nuovo monitoraggio per verificare che le misure messe in campo siano adeguate e sufficienti.

Di seguito una sintesi delle principali misure adottate:

REQUISITI PENSIONISTICI

Dal primo gennaio 2017 viene incrementata, sia per gli uomini che per le donne,  l’età anagrafica per l’accesso alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contribuzione:

– Nel 2019 l’età prevista per la pensione di vecchiaia sarà adeguata alla variazione dell’ aspettativa di vita. Per quanto riguarda la pensione di anzianità dal primo gennaio prossimo saranno richiesti almeno 62 anni di età anagrafica con un’anzianità contributiva.

Non sarà poi più possibile anticipare l’erogazione della quota di pensione di anzianità Inpgi, anche se non sono stati ancora maturati i requisiti previsti dall’Inps. La pensione sarà quindi erogata, pro-quota, quando i requisiti saranno maturati in entrambi gli enti.

Sia per la vecchiaia che per l’anzianità, tutti coloro che alla data del 31 dicembre 2016 abbiano già maturato i requisiti previsti dalla disciplina precedente potranno accedere alla pensione con le vecchie regole in qualunque momento.

Sono state introdotte clausole di salvaguardia per i giornalisti disoccupati o che lavorino in testate in stato di crisi. A questi colleghi si applicheranno le regole precedenti, sia per la vecchia sia per l’anzianità, per un periodo di 12 mesi a partire dalla data di approvazione della riforma.

CALCOLO DELLA PENSIONE

Per le contribuzioni successive al primo gennaio 2017 la pensione sarà calcolata con il sistema di calcolo contributivo come avviene già da oltre 20 anni nel sistema generale. I periodi precedenti restano naturalmente calcolati con il sistema retributivo attualmente in vigore. Per tutti coloro i quali avranno il sistema misto, la quota di pensione calcolata con il sistema contributivo non potrà essere superiore a quella che sarebbe spettata mantenendo il sistema retributivo con l’applicazione agli attuali scaglioni di reddito in base alle varie aliquote.

INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE

La contribuzione figurativa viene accreditata solo per i primi 12 mesi di trattamento. Per quanto riguarda l’indennità viene prevista la riduzione a partire da settimo mese fino a un massimo del 50% con le seguenti modalità:

  • indennità intera al 100% per i primi 180 giorni (primi sei mesi)
  • indennità ridotta del 5% mensile dal settimo al 15esimo mese
  • indennità ridotta del 5% dal 16esimo al 24esimo mese

ENTRATE CONTRIBUTIVE

Le novità più importanti riguardano il riscatto del praticantato anche per i colleghi che provengono dalle scuole di giornalismo, e l’introduzione di un contributo aggiuntivo di disoccupazione per i contratti a termine. Il riscatto sarà possibile solo per chi ha svolto la pratica professionale presso le scuole riconosciute dall’Ordine dei giornalisti e per il periodo certificato dallo stesso Ordine. Il contributo aggiuntivo a carico dei datori di lavoro sarà dell’1,4% e non riguarderà i contratti a termine per sostituzioni di maternità o malattia.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ

Viene introdotto un contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici. Avrà durata triennale e verrà calcolato sull’importo di pensione erogato esclusivamente dall’Inpgi senza tener conto delle quote di pensione erogate da altri enti. Sarà determinato solo per fasce d’importo e percentuali crescenti per chi gode di una pensione di reddito lordo sopra i 38 mila euro.

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